Aprile 6, 2021

LA CASA MALATA – CAPITOLO 12-L’ESILIO

By MATTEO DI GENNARO

Fin dai primi mesi di vita Wi trasmise al figlio il proprio sapere: verità scolpite nell’ossatura del tempo tramandate in quel misterioso villaggio sorto sulla riva del fiume Wakan. Skan ascoltò rapito i dolci sussurri del padre spalancando gli occhi alla curiosità; in quello sguardo Wi rivide la forza e la fierezza del padre maturando la certezza che una parte di lui, stesse pulsando vita dentro quella piccola creatura.

Col passare degli anni divennero inseparabili; insieme visitarono i villaggi vicini cantando con rinnovato vigore la sublime alchimia dell’Eternità, che guida le anime viandanti verso il loro ineluttabile destino.

Skan apprese quanto fosse minacciosa la subdola arte della menzogna e quanto il Male si mostrasse confortevole nel suo caldo riparo divenendo poi una fredda prigione, dalla quale difficilmente si sarebbe potuto fuggire. Il tempo trascorso con il padre mostrò a Skan la bellezza della vita, l’immensa luce della consapevolezza come l’importanza del dono racchiuso nei rapporti umani; non sempre però Wi riuscì a portare con sé il figlio. Le finte lacrime e il malsano bisogno delle tre infernali creature di stare col piccolo uomo, lo convinsero in più di un’occasione a lasciarlo in balia della Casa Malata. Supportata dal Ragazzo Deviato, La Vecchia Strega Zoppa prese a rimpinzare Skan con abbondanti pietanze per sformarne e appesantirne l’esuberanza fisica; Madame Borderline iniziò ad opprimerlo con il suo inquietante amore fatto di possesso e continue manipolazioni mentali, atte ad allontanarlo dal mondo esterno rinchiudendolo nel tanfo dell’inganno.

In Skan cominciò a crescere dubbio e confusione oltre alla sofferenza per le continue distanze dal padre; il suo giovane cuore però, anche se ancora non lo comprendeva, aveva già deciso da che parte stare e questo, La Vecchia Strega Zoppa lo sapeva benissimo, consapevole della sua forza interiore, di gran lunga più potente di quella del fratello.

Iniziò così l’ennesimo logorio nei confronti di Wi, arma implacabile usata per separarlo definitivamente dall’amato figlio. Tornarono l’indifferenza e il freddo distacco, oltre ad aumentare le pressioni nei confronti di Skan per eludere il tempo da passare col padre facendolo apparire di scarsa importanza e insignificante. Wi s’accorse di ciò che stava accadendo e a differenza del passato si oppose con tutta la sua forza; una sera mise con le spalle al muro Madame Borderline inveendo furiosamente sulle continue manipolazioni perpetrate al figlio, quanto sulle assenze che avevano come unico scopo, sfogare la sua innata perversione. Ciò non piacque alla vecchia burattinaia, la profondità dell’amore tra Wi e Skan stava diventando una minaccia troppo pericolosa; era giunto il momento di infierire duramente sul giovane Cantastorie impartendogli una lezione che non avrebbe mai dimenticato.

Attingendo al sapere più buio diede ancora più forza ai poteri di Madame Borderline; le sue lacrime divenute un vero e proprio veleno, posandosi sul corpo di Wi, indebolirono fino quasi uccidere una mente già straziata dai continui tormenti subiti sistematicamente ogni giorno, ogni minuto, ogni secondo da ormai oltre un anno. Le sue assenze divennero sempre più assidue e la sera, il freddo vento dell’indifferenza prese a tagliare minuziosamente in mille pezzi il cuore straziato di Wi; l’unico rifugio in cui il giovane Cantastorie riusciva ancora a trovare calore era il profumo dell’amato figlio, ma ben presto, anche quell’unica gioia gli fu tolta. Madame Borderline, in un freddo pomeriggio d’inverno, gli sputò in faccia tutto il suo disprezzo incolpandolo del malessere venutosi a creare in quella casa, capovolgendo come era solito fare la realtà dei fatti a suo favore. Disperato Wi cercò di farla ragionare esternando il rammarico per ciò che in fondo non aveva mai fatto, rammentandogli l’enorme sofferenza a cui sarebbe andato incontro il figlio per il susseguirsi degli eventi; Madame Borderline però non volle sentire ragione, coinvolta com’era dal suo malato pensiero. La Vecchia Strega Zoppa infine sferrò il colpo fatale sfruttando la sua arma più terrificante; un diabolico sussurro che spense definitivamente la luce che era in Wi:

Devi trovarti un’altra sistemazione, vattene da questa casa…ormai non c’è più pace…”

Wi non ebbe la forza di reagire a quelle parole, se solo ne fosse rimasta anche una sola goccia avrebbe combattuto, ma l’unica cosa che riuscì a fare fu quella di scoppiare in un pianto dirotto senza fine. Costretto ad andarsene spiegò al figlio che si sarebbe dovuto allontanare, senza dire però il vero motivo, per nessuna ragione al mondo avrebbe infierito un colpo così duro a ciò che più amava; pur essendo stremato, capì che quello non era il momento, Skan non era ancora pronto ad affrontare una simile verità quindi cercò nell’unico modo possibile di salvaguardare il suo equilibrio…il Destino, una volta giunto il momento, avrebbe posto fine a tutta quella ignobile menzogna.

Allontanandosi da quella maledetta casa lo sguardo di Wi si posò sul volto del figlio, che ricambiò con le lacrime agli occhi l’intensità di un amore, stroncato da chi, inghiottito da un’inconscia invidia, mai avrebbe potuto capire e godere di tale sublime grandezza.

Si voltò incamminandosi verso l’ignoto senza sapere dove sarebbe andato, cosa avrebbe fatto…non aveva più importanza ormai…contava solo lasciarsi andare, abbandonandosi all’inesorabile declino dei suoi giorni esiliato dentro la fredda disperazione.