Febbraio 23, 2021

LA CASA MALATA – CAPITOLO 6-WI IL CANTASTORIE

By MATTEO DI GENNARO

Wi, il Cantastorie

Wi, crebbe in un piccolo villaggio ai piedi del fiume sacro Wakan, circondato dall’amore e dagli alti valori trasmessi con delicatezza dalla sua famiglia. Di origine Sioux, gli fu dato il nome di uno dei quattro Spiriti Superiori del Dio Wakan Tanka, ovvero Wi, il Sole, protettore del coraggio, della generosità e della lealtà.

La madre, gli insegnò la dolcezza dettata dal cuore e il rispetto per la natura; dal padre, apprese la forza e l’ardore, imparando ad essere comprensivo coi deboli, e intransigente coi prepotenti, nonché, la conoscenza di antiche saggezze, dentro le quali venne scolpita la Verità dell’Uomo.

Perse i suoi genitori in una delle tante guerre comandate dal Male; feroci assassini senz’anima, piombarono nella notte più nera, a depredare, violentare, e infine bruciare quel piccolo villaggio, lasciando dietro di loro la nefasta scia dell’orrore.

Protetto dalle grandi ali del Destino, Wi, riuscì a sfuggire da tutta quella violenza gratuita, annaspando come un animale spaventato fino alla riva del fiume Wakan, che lo cullò come un padre, verso la Frontiera di una nuova vita.

Vagabondò a lungo, tenendo ben saldi gli insegnamenti ricevuti, cantandoli al mondo…perchè non andassero perduti.

Visitò villaggi, città, e paesi sperduti, incontrando uomini, e bestie feroci…camminò per sconfinate praterie, danzando con grazia, verso un orizzonte senza fine…attraversò deserti, scalò le dune più roventi, dissetandosi solo del proprio Sapere, per non cedere alle lusinghe di quei subdoli miraggi, che sono l’anticamera dell’oblio.

Divenne uomo forte e saggio, ovunque andasse, ovunque il suo lungo peregrinare lo portasse, sempre fu amato, rispettato e benvoluto…in ogni luogo, condivise ciò che aveva appreso, dispensando armonia, lasciandosi dietro, alla sua partenza, cuori sazi, colmi d’amore.

Accompagnato dalla sua chitarra, giunse in quel picco paesino di montagna ormai ottenebrato dal Male. I suoi occhi si riempirono di profonda tristezza nel vedere così tanta solitudine e desolazione; nonostante fosse piena estate, il cielo era nero, gli alberi spogli, e un vento freddo tagliava le anime degli inebetiti abitanti, che ormai vagavano senza meta, dentro l’angosciante assuefazione dell’inganno.

Non si perse d’animo e, sedendosi su di una panchina, iniziò a cantare un’antica canzone:

So cosa stai cercando di fare,

so qual è il tuo fine ultimo e meschino,

vuoi dare vita al tuo nero altare,

trasformando l’uomo in burattino.

Aprite gli occhi anime impaurite,

non fatevi soggiogare da quel malsano lamento,

tornate a vivere le vostre vite,

affinché il vostro tempo non rimanga spento.

Ti conosco, sei il Male che vuole il mondo,

mandi le tue creature a seminare,

per inghiottirlo dentro un baratro senza fondo,

ma ciò che non sai, ciò che non vedi,

ciò che non senti, e che mai potrai capire,

è che il tuo Abominio sta per abortire,

cosi che l’Uomo, possa tornare a respirare.”

Lentamente, le nubi nere sciolsero il loro malsano incantesimo, facendo filtrare i raggi del sole…dopo tanto tempo, una debole luce parve farsi largo tra i nefasti intrecci delle tenebre…i bambini, come destati da un lungo torpore, ripresero a correre, e le parole, pronunciate dagli abitanti del piccolo paesino, tornarono ad essere in breve dolci melodie…furono di nuovo sorrisi, abbracci e strette di mano…l’ombra del Male aleggiava ancora, ma la sua forza cominciava a venire meno.

Un urlo agghiacciante, fece tremare le fondamenta del piccolo paesino di montagna, facendolo ripiombare di nuovo nell’apatia, ma fu solo un momento, la voce di Wi il Cantastorie, spazzò via il macabro grido della Vecchia Strega Zoppa, riportando luce e calore, laddove si voleva imporre buio e fredda malvagità.