Luglio 25, 2020

CAPITOLO 2

By MATTEO DI GENNARO

Questo è il terzo giorno di cammino, solo qualche breve sosta per tirare il fiato. Nelle ore più calde mi trascino a fatica nella sabbia rovente sbattendo continuamente la faccia contro il vento caldo. Il paesaggio intorno a me risulta arido, la natura fatica ad emergere in tutta la sua bellezza, anche se piccoli spiragli di vita macchiano di colore il monotono perpetuarsi del deserto.

Ripensando alla mia esistenza, riscontro parecchie similitudini con questa terra. Andando a ritroso nel tempo scorgo solo polvere…una gran voglia di emergere, di colorare i miei giorni in bianco e nero, in rare occasioni ci sono pure riuscito…ma non era la mia vita…non era il mio cuore a battere…non erano le mie parole quelle che pronunciavo…vagavo senza saperlo nell’incubo più scuro, assuefatto da una contorta allegoria di menzogne che grazie a Dio sono riuscito a spezzare.

Rintanato dentro una piccola caverna intagliata nella roccia, riscaldato da un debole fuoco, ammiro estasiato lo spettacolo che silente si stende ai miei piedi.

Questa landa desolata sa essere crudele, impervia, ingenerosa, il vento torrido non concede un attimo di tregua a chiunque decida di domarlo insinuando in ogni creatura desolazione e fatica, ma al contempo, la sua rude logica regala sul finire della giornata uno spettacolo senza eguali. L’aria calda che non concede respiro diviene un fresco refrigerio che alleggerisce l’arsura, rigenerando benessere in ogni battito di vita. L’infinita distesa di sabbia, avvolta dalle dolci ombre della notte appare come un mare calmo che placa anche il più ostinato sentimento di rabbia e le stelle, alte nel cielo, sembrano conglobare il loro firmamento in questo piccolo ritaglio di mondo.

Un improvviso senso di benessere pervade ogni mio muscolo…ogni mio tessuto…il mio spirito volteggia leggiadro fino quasi a toccare l’estasi del miracolo che sta pulsando alto nel cielo.

Vestito solo di un saio grigio recuperato chissà in quale strada, il mio unico tesoro è il bastone che mi sorregge, e i miei piedi nudi sono le scarpe con le quali ho intrapreso il cammino della Verità…non ho molto…ma ho tutto…sono finalmente libero…sono finalmente io.

Lentamente si avvicina una delle belve feroci che solo pochi giorni prima voleva divorare la mia vita, ora, non sembra più così cattiva, i suoi denti aguzzi sono rinchiusi dentro un muso che fa quasi tenerezza, e il fuoco che divorava i suoi occhi è ora spento dalle lacrime che irrigano copiosamente il suo vero essere.

Si ferma a pochi metri da me…sembra quasi farmi un inchino…un lungo sguardo riempie i nostri spiriti…unendoli…celebrando l’inizio di una nuova amicizia…un cenno della mano per invitarla ad avvicinarsi ancora di più… pochi secondi ancora…solo pochi secondi…una dolce carezza a battezzare l’unione…un tenero abbraccio per spazzare via ogni dubbio.

Il mio sguardo è ora fisso verso la luna piena che splende alta nel cielo…centimetro dopo centimetro mi arrampico sopra la roccia accompagnato dai balzi felini del mio nuovo compagno di viaggio…eccoci ora, insieme, sul tetto del mondo…un urlo perentorio si propaga in ogni angolo di questa terra ormai allo sbando…un possente ululato di disprezzo si schianta inesorabile dentro il sonno di chi soffoca la Verità con la menzogna. Un brivido freddo di paura scorre ora nelle vene di quegli ignobili manipolatori.

Dio non ha creato l’uomo a sua immagine e somiglianza,

è stato l’uomo a farlo, nel suo continuo e stupido intorpidimento mentale.

Confuso e piccolo, nel sentirsi appagato percorrendo strade,

che altri hanno vissuto e raccontato.

Quale verità si potrà mai scoprire,

senza ricerca, senza studio,

senza quel pizzico di azzardo,

che ci spinge ad andare oltre.

Che senso mai potrà avere dinnanzi all’eternità,

la nostra vita.

Osate!

Scrutate!

Vivete!

Siate liberi!

Sempre!

Misero è colui che non lascia volare,

l’enorme grandezza racchiusa nel pensiero.

Misero è colui che contorce quella grandezza,

perché i suoi giorni saranno tristi…inutili…

come il suo epilogo.