Giugno 5, 2020

IL POTERE DELLA MENTE

By Lupo Solitario

FASE 2 – VERSO CASA

La Via dello Zen

Sostanzialmente la disciplina zen consiste nel lasciar andare ogni forma di pensiero, con tutto quanto il suo roboante rumore, in pratica, riscoprire la propria interiorità, entrare in comunione con la propria essenza, riscoprire l’armonia che da sempre risiede nell’intimo più profondo.

Quando si hanno fardelli importanti da affrontare i pensieri aumentano in modo esponenziale, diventando un martello pneumatico inesorabile.

Perché è successo questo e proprio a me, come mai mi è stato detto o fatto così tanto male, quale strada devo percorrere ma soprattutto, la mia vita, come posso renderla migliore…e così via. Lo stomaco comincia a contorcersi, la testa diviene pesante come un macigno, in alcuni giorni, anche alzarsi da letto richiede uno sforzo sovrumano, ogni singolo movimento del corpo perde gradatamente la sua esuberante essenza. Il rischio che il forte malessere prenda il sopravvento diventa una realtà da non sottovalutare ma soprattutto, da affrontare.

L’antico sapere zen ritengo sia l’arma migliore per sconfiggere ogni forma di apatia interiore. Allontanandoci dall’imbruttimento malsano dell’ego, ci avvicina alla luminosa bellezza dell’armonia col tutto.

Il primo approccio con lo zen lo ebbi a trentatré anni. Ricordo che un amico mi regalò per il mio compleanno un libro che si rivelò col tempo una vera rivelazione. Con enfasi e passione lo scritto raccontava della sua nascita storica e dei suoi cardini spirituali.

In principio rimasi interdetto, proveniente dalla cultura cattolica molte argomentazioni mi parevano alquanto bizzarre, la mia mente allora era ben indottrinata e faticava non poco a digerire talune disquisizioni, e non solo di tipo spirituale/esistenziale. Accadde però l’imprevedibile. Più leggevo quelle righe più cominciava a nascere in me la voglia di capire, di esplorare, ogni capitolo consumato avidamente sgretolava ogni mio dogma in un susseguirsi di nuove scoperte…fu come aprire il Vaso di Pandora. Iniziò così un viaggio che ancora oggi, a cinquantadue anni, non smette di sorprendermi.

Lentamente, grazie a questo libro e alle tecniche mentali acquisite, la mia vita cambiò totalmente prospettiva, o meglio, fu la mia mente a farlo. Cominciai ad essere io il suo padrone, non più il contrario.

Sia ben chiaro, non sono un monaco tibetano e non vivo protetto da una catena montuosa in un angolo sperduto del mondo, tutt’altro, come tutti voi ho un lavoro, gli amici, passeggio per la strada, assaporo l’inebriante profumo di un sentiero di campagna, ho un figlio fantastico col quale condivido ogni piccola sfaccettatura della vita…solo…ho imparato a fermarmi…a gustare…ad essere finalmente un uomo libero.

Dapprima iniziai con la classica meditazione. Rintanato nella mia camera in penombra, ascoltando musica dei Nativi d’America, partivo con profonde inspirazioni ed espirazioni in modo da rilassare ogni mio muscolo, successivamente focalizzavo ogni organo principale del corpo, cuore, polmoni, stomaco e via dicendo, dopodiché, cominciava un graduale abbandono della mente. I primi mesi non sortirono grandi risultati, certo, fisicamente era rigenerante ma mentalmente ancora mi sembrava di essere al punto di partenza. L’errore, se così si può chiamare, fu quello di porre domande per avere risposte, confidando nella meditazione come risoluzione dei miei problemi…errore dovuto all’inesperienza…come ogni cosa nuova che si intraprende è legittimo sbagliare…ci sta!

Col tempo, con l’esperienza acquisita, capii che dovevo abbandonare la mente nel vero senso della parola, semplicemente lasciarla andare con tutti i suoi pensieri…la mia mente doveva svuotarsi…nessuna domanda, nessuna risposta, nessuna aspettativa…la pace, come le risposte arrivano quando meno te l’aspetti…nel momento stesso in cui si smette di cercare, tutto arriva…a noi, non rimane altro che restare centrati…vivere il qui e ora…

FU COSI’

Fu così che all’improvviso…o quasi…

…tutto mi apparve chiaro.

Dal primo respiro sono trascorse molte lune,

ho riso, ho pianto, giocato, amato, bestemmiato,

urlato, cercato.

Ho vissuto eccedendo…smarrendomi…ritrovandomi.

Ho stretto forte tra le dita mille nullità,

camminando un viaggio senza senso,

riscoprendo poi, la via di casa.

Vivo lontano. Vivo altrove.

Vivo dentro l’aria,

nell’incanto di un sorriso,

dentro all’amore che dà,

senza pretendere nulla in cambio.

Muoio qui,

affranto e succube

di un burattinaio in doppiopetto.

Lui risplende in tutta la sua arroganza,

si gongola tra i suoi tesori,

e una sinistra risata sovrasta il suo volto.

Muoio qui,

rinchiuso nell’assopimento di un mondo,

eretto sopra stupide mura di iniquità.

Vivo lontano. Vivo altrove.

Non mi prenderete mai.